lunedì 15 settembre 2008

B.E.W. - Atleti e fede

Ogni tanto la mia mente funziona come il famoso gioco del “Bersaglio” della Settimana Enigmistica e fa delle associazioni alla Sherlock Holmes. E ho pensato: “Perché non scriverle nel blog?”

Ed ecco la mia nuova rubrica dal titolo “Bersaglio elementare, Watson!” o abbreviata B.E.W.

Stamattina in auto guardavo il nuovo manifesto del CEPU con testimonial la Carolina Kostner.
Subito la mente è volata al ragazzo, quell’Alex Schwarzer fantastica medaglia d’oro nella marcia 50km.

E la mente ha compiuto un altro passo rievocando la sua emozionantissima intervista appena arrivato al traguardo quando diceva che la sua forza derivava anche dalla fede.

E poi anche Pellielo e la Vezzali, anche loro dicevano che erano guidati e sorretti dalla loro religiosità.

E mi sono chiesto che rapporto ho io ora con la religione e la risposta è stata “quasi nullo”.

Eh sì, dopo la fine della relazione con Margherita ormai la chiesa per me è solo un edificio utile quando si danno indicazioni stradali, non ci vado dal matrimonio di Jack e Stefania di luglio scorso e prima la pausa era ancora più lunga.

La verità è che ho sempre avuto una mia particolare religiosità che per molti anni si è riflessa nel mio modo di fare e nelle mie cose: io credo in Dio o almeno credo che ci sia un Dio quasi triste e che ci osserva perché si sente solo.
E credo nell’anima, credo nell’energia che siamo e che torneremo ad essere un giorno quando abbandoneremo questo corpo e torneremo nella dimensione di nascita.

Sono molto cristico ma perché i dettami della religione cristiana sono quelli in gran parte del buon senso e del vivere comune civile quindi non è molto difficile osservare i suoi precetti.

Ma la Chiesa Cristiana Cattolica Apostolica nel corso dei miei anni di vita ha perso molto smalto, rintanata ormai sulle sue posizioni arcaiche e vetuste, su concetti che non sono ormai aggiornati e congrui con la società attorno che vive quotidianamente una realtà dove Cristo fatica sempre di più ad entrare come protagonista.

Ed ora sono qui, ad osservare un crocefisso appeso alla parete dove lavoro, e a ripetermi una frase di una canzone di Caparezza, “Uomini di molta fede” :”Meglio fare del bene che non fare niente di male”.

1 commento:

Derfel ha detto...

Eh si a volte le associazioni di idee ti portano a pensieri completamente diversi da quelli in cui tutto è cominciato!
Concordo con te sulla religiosità